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Training Mentale ed Apnea |
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Montegrotto Terme
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Quale sono le motivazioni che muovono una persona a partecipare ad un corso di training mentale ed apnea? A giudicare dalle risposte dei partecipanti, queste possono essere davvero le più varie e non tutte hanno un’attinenza diretta con l’apnea come disciplina sportiva: naturalmente c’è chi vuole migliorare i suoi tempi di resistenza, ma c’è anche chi torna tra amici con i quali ha condiviso le passate esperienze, chi vuole vincere la paura dell’acqua, chi vuole dedicarsi due giorni lontano dagli impegni del quotidiano, chi viene per verificare la maturazione del proprio personale percorso di crescita. Solo in apparenza si tratta di motivazioni disparate e difficili da esaudire insieme. A mano a mano che le persone si presentano appare reciprocamente chiaro che ciò che per tutti ha fatto da richiamo è il tema della ‘ricerca’; sono dei ‘ricercatori’ questi partecipanti e sanno che quello che scandagliano ha, in qualche modo, a che fare con l’acqua.
Inizia il corso. Questo riguarderà soprattutto le tecniche per migliorare il proprio ‘ascolto di sé’ presupposto imprescindibile per la propria crescita personale. L’apnea serve, infatti, ad attivare competenze finalizzate non solo a migliorare le proprie prestazioni, ma anche a sviluppare le proprie capacità mentali. Per poter stare con tranquillità in acqua rilassati e senza respirare non occorre avere dei gran polmoni, ma (più semplicemente?) la consapevolezza delle proprie emozioni, dei pensieri, delle reazioni fisiche e dell’influenza che le une hanno sulle altre. Quando ciò accade si penetra in un mondo sospeso, in cui sperimentiamo la sensazione di essere in equilibrio, senza cioè aver bisogno di nulla: di respirare, di muoversi, di pensare, di ‘fare’. La vita ci attraversa pacificamente. E, paradossalmente, ci scopriamo vivi proprio in una condizione di immobilità e stasi che, apparentemente, è la negazione di ciò che, proprio per sentirci vitali, facciamo tutti i giorni. Certo, senza respirare si può stare solo per pochi minuti, se si è bravi; ma non è il tempo che conta. Il benessere provato anche solo per poche decine di secondi ha il potere di dilatarsi con il ricordo ed il sapere che esiste una condizione di serenità possibile e che ognuno ha dentro di sé gli strumenti per poterla ricreare a proprio piacimento ha un potere dirompente. Scopriamo che possiamo andare d’accordo con il nostro corpo ed i nostri pensieri.
Ma come si impara a conoscersi? Sviluppando alcune capacità insite nel nostro ‘essere umani’ e l’arte di mantenerle in equilibrio. Nell’apnea dobbiamo imparare ad essere attenti ai segnali che il nostro corpo ci invia ed a saperli leggere: a tal fine occorre sviluppare l’attenzione. Al tempo stesso dobbiamo coltivare la nostra immaginazione, non solo perché questa influenza profondamente e rapidamente il nostro stato emotivo, ma perché rappresenta la risorsa fondamentale a cui fare riferimento ogniqualvolta non riusciamo a procedere oltre con l’aiuto della razionalità. Dobbiamo recuperare spontaneità e tornare a dare valore ai collegamenti tra pensiero, parola e corpo, perché solo le cose genuine nascono libere da condizionamenti e sono perciò libere di espandersi senza limiti e confini; dall’altro lato dobbiamo però imparare anche ad auto controllarci e limitarci, non solo perché l’affrontare qualsiasi problema richiede innanzitutto distanza e razionalizzazione, ma anche perché solo un’animus unificato permette il compimento di azioni che non risultino un rammendo, ma un lavoro che porta a risultati efficaci, fuori dal tempo. Dobbiamo, infine, imparare ad amare ciò che facciamo, a dedicagli tempo ed attenzioni, perché solo ciò a cui teniamo profondamente coinvolge le nostre forze più intime: amare senza attaccamento, però, perché ciò a cui diamo vita possa crescere e muoversi liberamente, senza ingombranti proiezioni.
Mano a mano che il corso procede appare sempre più chiaro che non si sta più solo parlando di una disciplina acquatica e che lo stare in apnea presuppone una condizione di benessere psicofisico che è possibile ricercare, mantenere o ricreare con strumenti e risorse che possediamo per nascita e che abbiamo col tempo dimenticato. Non a caso vengono fatti tanti richiami a comportamenti che sono propri dei bambini ai primi anni di età, quando le emozioni, i gesti del corpo e le reazioni non sono ancora fatte passare al vaglio della razionalità e del giudizio, nostro ed altrui. Lasciata l’aula e raggiunta l’acqua, il bagaglio di rivelazioni e conoscenze si discioglie, la mente si acquieta ed il corpo torna protagonista; con le sue paure, le fragilità o, spesso, con la sensazione di essere tornati in un elemento naturale. Gli esercizi nella piscina termale in cui sperimentare gli spunti di riflessione proposti vengono tutti fatti a coppie; sia quelli di rilassamento, sia le apnee statiche (apnee in cui ci si abbandona in acqua e si ascolta il passare del tempo). Tornare o imparare ad occuparsi di un’altra persona, seguirne il respiro per capirne lo stato d’animo, fargli sentire che può fidarsi di noi, che non ci distrarremo dal compito perché ci interessa come sta e cosa prova è, al tempo stesso, una soddisfazione e un regalo. L’intimità dei corpi a volte ha il potere di disturbare con la sua prepotente fisicità, ma a volte libera tenerezze inespresse. Quando il corso finisce, la sensazione che si ha è quella di essere riusciti ad afferrare con le dita un lembo del bambino che siamo stati, con la voglia e la consapevolezza, stavolta quella buona dell’adulto, di imparare ad ascoltarlo di nuovo. |
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Intimità dei corpi e potere dell’acqua di Annalisa Monaco |